FORMAZIONE
- 12 mar
- Tempo di lettura: 3 min
Ho ricevuto questo approfondimento da un ex grande atleta ed attuale allenatore che vorrei condividere con tutti Voi.
Analizzando i “nuovi” corsi allenatori introdotti nel 2025, anche un osservatore poco esperto del settore non può fare a meno di notare alcune particolarità piuttosto curiose.
La prima riguarda un dato storico che forse vale la pena ricordare: la Federazione Italiana Canottaggio aderisce al sistema SNaQ dal 2013 ed è stata tra le prime federazioni a farlo. Proprio per questo motivo l’Albo Allenatori approvato nel 2020 risultava perfettamente allineato al sistema CONI ed era stato ufficialmente vidimato.
In altre parole: l’albo esisteva, era riconosciuto e i corsi funzionavano.
Nonostante questo, nel 2025 si è ritenuto necessario ristrutturare completamente il sistema.
Da osservatore esterno, però, alcune cose sembrano sfuggire alla logica.
Corsi su un albo che ancora non esiste
I corsi attuali sembrano basarsi su un nuovo Albo Allenatori che, almeno ufficialmente, non risulta ancora approvato dal CONI. Sul sito federale, infatti, è ancora pubblicato quello del 2020 e le norme organizzative dei corsi risultano ferme al 2023.
Le nuove regole sembrano invece derivare da una comunicazione di poche pagine firmata dal Segretario Generale, nella quale si parla esplicitamente di “proposte di modifica”.
Questo crea una situazione piuttosto interessante: si stanno formando allenatori su una struttura normativa che, formalmente, deve ancora essere approvata.
Un metodo innovativo, potremmo dire: prima si applica la riforma, poi eventualmente si approva.
Il 76% di bocciati
Il dato forse più sorprendente riguarda i risultati dell’esame SNaQ: circa l’76% dei candidati non lo supera.
Un numero che, anche per un osservatore non esperto, sembra indicare una cosa abbastanza semplice: se quasi quattro candidati su cinque vengono bocciati, forse il problema non è solo nei candidati.
Eppure le modifiche introdotte sono state presentate come necessarie per “tutelare la preparazione dei giovani canottieri”.
Un’affermazione che rischia di essere interpretata in modo curioso, perché implica che per anni gli allenatori siano stati formati con un sistema non adeguato.
Peccato che proprio quel sistema fosse stato approvato dal CONI e abbia prodotto allenatori che oggi lavorano con competenza in molte realtà, anche internazionali.
Senza contare una curiosa contraddizione: diversi di quegli allenatori formatori — un tempo responsabili dei corsi — oggi sembrano implicitamente screditati dal nuovo sistema, pur continuando a far parte dello staff federale con incarichi di responsabilità (capi settore, collaboratori, ecc.).
Più costi per i partecipanti
Il nuovo sistema prevede due esami per il primo livello: quello SNaQ e quello specifico sul canottaggio. Entrambi devono essere sostenuti fuori regione, a Roma.
Questo comporta inevitabilmente costi aggiuntivi di viaggio, tempo e organizzazione per i partecipanti.
Diventa quindi un po’ difficile comprendere come questo sistema possa essere presentato come una “razionalizzazione dei costi”, considerando che in precedenza gli esami si svolgevano in regione e in un’unica sessione.
Nel frattempo le ore dei docenti storici — quelli che insegnavano realmente sul campo — sono state ridotte, mentre sono aumentate quelle dedicate ai moduli online SNaQ.
Un cambiamento che sicuramente rende il sistema più moderno, anche se forse un po’ meno vicino alla realtà quotidiana delle barche, dei pontili e degli allenamenti.
Il settore formazione che non si vede
Un altro aspetto curioso è che tutte queste modifiche sembrano fare capo direttamente al Direttore Tecnico, senza che sia stato formalmente istituito un vero settore formazione con una squadra di professionisti incaricati di progettare i percorsi didattici.
Sul sito federale, peraltro, non sembra esserci traccia di una struttura di questo tipo.
Di solito riforme di questo genere vengono studiate e costruite da un settore formazione dedicato.
In questo caso sembra si sia scelto un approccio più rapido. Forse anche più… creativo.
Il rimedio dopo il problema
Dopo l’ondata di bocciature, sembra ora che si stia cercando di accelerare nuove sessioni d’esame.
Probabilmente per evitare il malumore delle società che si ritrovano improvvisamente senza allenatori di primo livello.
Il che crea un’altra piccola curiosità: secondo le stesse regole introdotte, chi non supera l’esame SNaQ non dovrebbe nemmeno iniziare il percorso pratico.
Di sicuro sarà impegnativo completate le 116 ore di tirocinio previste entro la data dell’esame finale di canottaggio.
Forse qualche soluzione verrà trovata strada facendo.
Conclusione
Alla fine, osservando tutto dall’esterno, la sensazione è piuttosto semplice: si è cercato di cambiare molto un sistema che, tutto sommato, sembrava funzionare.
Il risultato, almeno per ora, è un percorso più complesso, più costoso e con una percentuale di bocciature che parla da sola.
Il tutto mentre la scuola italiana di canottaggio è stata per anni considerata una delle più solide proprio per la qualità dei suoi allenatori e dei docenti che li hanno formati.
Forse il tempo dimostrerà che questa era davvero una riforma necessaria.
Oppure che, come spesso accade, si è trattato semplicemente di una rivoluzione… più politica che tecnica.


